MONTEFELTRO, TERRA DI INCANTI
E’ una linea invisibile a delimitare il Montefeltro, crocevia tra Toscana, Umbria e Romagna, una linea immaginaria che lega assieme un paesaggio straordinario a una storia comune, in cui l’uomo è stato centro del mondo e ne custodisce le bellezze come in uno scrigno.
Questa linea si scioglie in mille direzioni, tra natura, testimonianze e leggende dell’epoca d’oro della civiltà italiana. Guizza tra colline gentili, le antiche strade romane e i valichi rocciosi su cui si inerpicano rocche, castelli e palazzi ducali, dilaga nelle valli parallele dei brevi fiumi che nutrono distese di boschi selvaggi e le pievi e i monasteri che vi galleggiano beati.
Il Montefeltro è un luogo d’incanto …
Qui ogni cosa è come sospesa tra presente e passato ed ogni meta, tra le sorprendenti curve di questi innumerevoli tracciati, è al tempo stesso vicina e lontana.
Qui il destino ha scelto di essere generoso con i suoi ospiti. Lo sa bene ogni borgo, che sorveglia e celebra il suo patrimonio di tradizioni, arte e cultura, ed ogni suo abitante, nei quali radici profonde riannodano secoli e secoli i cui frutti vengono conservati e coltivati nel folklore, nei musei, nell’artigianato, nell’eno-gastronomia.
Qui si svela un tesoro e un mistero di bellezza e quiete.
URBINO, LA CITTA’ IDEALE
Racchiusa entro i bastioni cinquecenteschi, Urbino, in posizione panoramica sulle valli del Metauro e del Foglia, racconta ancora, con i palazzi e le case di mattoni e marmo, le facciate in pietra sui vicoli e le viuzze scoscese, la favola di un uomo d’armi guercio, signore di uno Stato piccolissimo ma strategico, che volle incarnare nel suo Ducato il cuore della cultura di un periodo, il Rinascimento, in cui l’uomo era centro dell’universo, si riscoprivano funzioni e necessità, la conoscenza si faceva prospettiva sul nuovo e l’arte diveniva esempio da cui trarre insegnamento.
LO SCRIGNO DUCALE
Quella del Montefeltro, porzione del territorio marchigiano racchiusa sui confini di tre regioni (Emilia Romagna, Toscana e Umbria), ai piedi dell’Appennino e a soli 30 km dal mare, è una storia di contese e di incontri.
Nel corso dei secoli, a causa della sua posizione strategica di cuscinetto tra le città costiere dell’Adriatico e l’Italia centro-occidentale (attraverso il valico più accessibile della catena appenninica, il Passo della Scheggia), la sua terra è stata violata più volte da guerre e cruente battaglie, anche per effetto della sua particolare conformazione orografica. Il suo paesaggio è infatti caratterizzato da 4 fiumi che corrono parallelamente verso il mare scavando vallate (la Val Marecchia, la Valconca, la Valle del Foglia e la Val Metauro) tra i boschi del Monte Carpegna, del Monte Nerone e del Catria, su cui spesso dominano picchi e speroni a strapiombo che costituivano delle ottime postazioni difensive naturali, tanto che nessun altra zona in Italia può vantare tuttora una presenza così numerosa di rocche, castelli, torri e fortificazioni.
L’IMMENSO CANTIERE
La storia del Montefeltro è frutto della sua terra e dei popoli che l’hanno animata. E su questa terra restano numerose le gemme lasciate da questi popoli e dai loro incontri.
L’arte e la cultura che hanno però più pervaso queste terre sono quelle che coincidono con il proliferare, nel passaggio dal feudalesimo ai Comuni e poi alle più grandi Signorie, dei borghi medievali raccolti attorno a castelli arroccati sui colli. Tuttora molti di questi insediamenti castellani sopravvivono conservando l’antica denominazione, tanto i più grandi quanto quelli che sono rimasti contrade.
FIGLI ED OSPITI DEL MONTEFELTRO
Il Montefeltro celebra tra i suoi figli, per quanto trascorsero buona parte delle loro vite altrove, in Italia ed Europa, anche alcuni maestri dell’arte rinascimentale, come Raffaello Sanzio, uno tra i più grandi artisti di ogni tempo (che nacque a Urbino nel 1483 e dove può essere visitata la sua casa natale), o Donato Bramante, originario di Fermignano, o i fratelli Taddeo e Federico Zuccari da Sant’Angelo in Vado, pittori del secolo successivo.
Ebbero un legame più assiduo con le loro origini Federico Barocci, pittore i cui capolavori adornano la Chiesa del SS. Crocifisso di Urbania (dove volle essere sepolto l’ultimo Duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere), Federico Brandani, decoratore che lavorò attivamente al Palazzo Ducale di Urbino, al Castello Brancaleoni di Piobbico, oltre che essere autore dello splendido presepe barocco presso l’Oratorio di S. Giuseppe, in Urbino, o Gaetano Lapis, pittore settecentesco di cui si conservano opere a Cagli (la sua città natale) e Cantiano.
Non fu meno celebre tra i suoi contemporanei, per quanto la sua fama venne poi adombrata da quella del figlio, Giovanni Santi, pittore e poeta ufficiale alla corte ducale, nonché padre di Raffaello, i cui dipinti sono esposti al Palazzo Ducale, all’Oratorio di Santa Croce e al Convento di Montefiorentino vicino Carpegna.
Attorno a queste zone gravitarono anche, nei loro itinerari, Torquato Tasso (a Urbino, al Barco di Casteldurante e a Villa Isola, nei pressi di Fermignano), Ludovico Ariosto (anch’egli al Barco) e Leonardo Da Vinci (che a Urbino incontrò il Macchiavelli).
I LUOGHI DELLO SPIRITO
Risalendo queste valli dai costoni disseminati di pievi e cappelle, verso i monti Carpegna, Nerone e Catria, si scoprono d’incanto i luoghi dove più tenacemente, in una cornice silenziosa dove la serenità dell’anima si allontana dai pericoli e dall’angoscia del tempo, venne preservata la continuità con le civiltà precedenti: a Piandimeleto, Lamoli, Cantiano e soprattutto, nei pressi di Cagli e Acqualagna, nei luoghi millenari dell’Abbazia di San Vincenzo al Furlo e del Monastero di Fonte Avellana.
Lo stesso San Francesco d’Assisi, durante i suoi pellegrinaggi di evangelizzazione verso l’eremo toscano della Verna (che ebbe in dono proprio a San Leo), legò il suo nome alle tante tappe dei suoi passaggi, che miracolò facendo scaturire numerose fonti e sorgenti.
PERLE DA VIVERE
La dote della popolazione di questa terra è di avere conservato intatto nei secoli il rispetto e l’ammirazione per il patrimonio naturale, di singolare bellezza, che le fa da cornice.
Ancora adesso, dietro ogni curva una tavolozza di colori si apre allo sguardo: dal giallo intenso dei girasoli e del grano maturo al verde delle vigne e dei boschi, mentre le acque a volte pigre, altre vivaci, spesso originate da sorgenti curative (come ad esempio a Montegrimano e Macerata Feltria), si spiegano in rivoli e ruscelli cristallini o improvvise cascate, da cui ora scendere in kayak o canoa (come lungo gli irti torrenti Bosso e Burano).
L’aspetto collinoso e tondeggiante dei terreni argillosi si erge improvvisamente in picchi calcarei, alture di arenaria dalle forme bizzarre e tavolati
rocciosi, spesso ricchi di fossili marini, per l’ambiente a cui appartenevano milioni di anni fa.
Dall’alto delle vette la visuale si allarga dalla Pianura Padana ai Monti Sibillini e c’è abbastanza vento (come sull’altopiano del Monte Petrano, tra Cagli e Cantiano) perché anche i deltaplani, o i più semplici aquiloni, scivolino sui pascoli puntellati da ginepri, biancospini o sui boschi di cerri e faggi.
Qui ancora si ritrova indenne la tipica fauna appenninica dei lupi, dei caprioli o dei più grandi daini e cervi, dei cinghiali che arano il terreno alla ricerca di ghiande e tuberi, o si viene sorpresi dai cavalli liberi da briglie che gli eremi avellaniti introdussero attorno al Monte Catria fino alla creazione di una vera e propria razza autoctona.
Le chiome e le cavità dei grandi alberi, le pareti rocciose, le siepi e i coltivi spesso celano capinere, fringuelli, merli, pettirossi, picchi e vari tipi di cince, mentre negli spazi aperti si librano allodole, quaglie e upupe. Sono oltre 100 le specie di uccelli censiti, compresi i rapaci, dai più comuni, l’elegante poiana e il piccolo gheppio, fino all’aquila reale che nidifica stabilmente presso le pareti a strapiombo della Gola del Furlo e da qui scende a caccia verso la zona delle Cesane, sopra Urbino, ed oltre.
A piedi, in mountain bike o a cavallo, ogni zona del Montefeltro presenta sentieri e percorsi di diversa lunghezza e difficoltà, tutti segnalati dal CAI e collegati in più punti al “Sentiero Italia”, quello che percorre tutta la dorsale appenninica, dalla Liguria all’Abruzzo.
SAPORI SINCERI E GENEROSI
Il Montefeltro è un’isola che ha il suo apice al “Poggio dei Tre Vescovi”, il punto d’incontro a nord tra i confini di Marche, Emilia Romagna e Toscana, vicino a Casteldelci, terra di boscaioli, cacciatori e cercatori di tartufi.
Qui confluiscono e si incrociano due distinte culture alimentari e gastronomiche, la tosco-
marchigiana e la romagnola, in un matrimonio secolare che ancora celebra semplicità e immaginazione, pochi condimenti e ricchezza di sapori, in un intenso rapporto con i fuochi del camino, della stufa, del forno del pane.
Ne è nata, con una sapienza tutta contadina che coniuga le antiche tradizioni artigianali al rispetto dei ritmi stagionali naturali e alla cura nella realizzazione del prodotto finale, una cucina che perpetua nel tempo le vecchie e sincere lezioni nella lavorazione delle carni, dei formaggi e dell’uva, nella raccolta di funghi, tartufi e degli altri frutti del sottobosco.